Pensieri con cui crescere
Giugno 16, 2007 Scritto da Fab
Achille Occhetto…Achille Occhetto. Sì, è quello dei Ds, mi ricordo, sì. Ma perchè mi sono fermato sul suo nome mentre leggevo l”Espresso”? Non certo per un vero interesse per il politico o per l’uomo. No, mi sono ricordato di un mio pensiero ingenuo di una decina di anni fa. Da bambini si fanno spesso riflessioni o pensieri che poi ci accompagnano per molti anni, riaffiorando alla mente nei momenti più impensati. Abbiamo quasi una nostra “storia d’amore” con questi pensieri, li deridiamo sprezzanti appena diventiamo un pò più grandi, salvo poi rivalutarli con dolcezza qualche anno dopo. Ecco, quando avevo circa dieci anni mi ricordo che il nome di Achille Occhetto (allora ben più importante di oggi) mi aveva suggerito una curiosa idea. Mi dicevo: ma sai che bello chiedere a tutti gli italiani cosa ne pensano di Achille Occhetto? Mi immaginavo di chiederlo a tutti i personaggi che conoscevo di fama, al mio calciatore preferito, al conduttore del Telegiornale, al tizio dello spot dell’Aperol. Che bello, pensavo, collezionare tutti questi pareri, che saranno tutti diversi fra loro. Chiederlo a tutti gli italiani vorrebbe dire collezionare 56 milioni di idee a loro modo uniche, quasi 56 milioni di riflessi della stessa persona. Era un pensiero che mi faceva girare un pò la testa, ma allo stesso tempo mi galvanizzava e rendeva felice. Così tante idee!
Non ci ho messo molto a distuggere questo pensiero. Gli italiani probabilmente non sanno neanche chi è Occhetto, e se lo conoscono appena, lo giudicano in base a pregiudizi, schemi, colori politici. Anche perchè si tratterebbe per forza di cose di un giudizio su un politico, sull’immagine che di lui ci danno i mezzi di comunicazione, non sull’uomo vero e proprio. Mi disperavo rendenomi conto di come l’uomo fosse portato a inserire tutto in categorie, e come dunque i giudizi e le idee non fossero libere, ma imbrigliate in tante piccole gabbie. Ieri però mi sono cullato di nuovo con dolcezza in quel mio ingenuo pensiero infantile. Perchè dovrei riderne? Non dovrebbe, forse, essere auspicabile quanto io pensavo? E’ innata alla natura umana una società che ci propone sì una scelta, ma sempre una scelta fra varie opzioni, e non una risposta libera? E’ ben chiaro che si tratta di un problema di stampo sociologico ancor prima che filosofico. E’ comunque bello scoprire la forza e l’ampiezza di un pensiero fatto a 10 anni…

