Slancio e fatica
Maggio 30, 2007 Scritto da Fab
Caaaaaazzo.
Che fatica. Due serate di slancio rock’n rolle (da ziiro lunedì e a chitarra ieri) e poi queste profonde ricadute nella pesantezza totale stile polpaccio della Baros. Mi sembra di averne ingioiati tre di polpacci, cazzo. No, non ho mangiato pesante. Sì, vado bene di corpo. Il difetto dell’essere umano è che può preoccuparsi. Può vivere la socialità in modo complesso e può essere vulnerabile. A nulla serve dire “massì stai tranqui” se mancano le basi per stare tranqui. Non ho stima di chi non si preoccupa mai, nè lo invidio.
Avrò respirato profondamente 16 volte dall’inizio di questo post. Socialità e preoccupazione, socialità è preoccupazione, altrimenti è superficialità temo. Non è una sentenza che sputo così stile la Pizia, ma il frutto dei 19 respironi a cui sono arrivato e di circa tutta quella che è la mia vita. Non una critica agli altri, ma un’esigenza personale. Risposte tipo: “ma la preoccupazione non deve diventare una condizione a cui ti condanni” non saranno gradite, dato che non è affatto una condanna ma un punto di partenza :asd:.
p.s. quando avete il respiro pesantissimo sdraiatevi per terra e mettete la gamba di un tavolo sul vostro addome. Tutti gli spiriti negativi spariranno. Anche la vostra spina dorsale, ma questo è un altro discorso.
Piove
Maggio 28, 2007 Scritto da Fab
Verona non è il centro del mondo, è una cittadella di 260mila abitanti che ha anche visto tempi migliori. La sua squadra di calcio storica, l’Hellas, sta precipitando in serie C in un tripudio di cori razzisti e saluti romani, la favola del Chievo si è chiusa con la retrocessione in serie B, il campioncino del ciclismo Damiano Cunego ha definitivamente dimostrato di non essere in grado di vincere di nuovo una grande corsa a tappe, la Marmi Lanza (la squadra di pallavolo che negli scorsi anni aveva attirato molte simpatie) è retrocessa in serie A2, e la città ha deciso che ha paura, tanta paura. Ha deciso che pulizia etnica non è poi una così brutta parola e che Zanotto sia meno sindaco di mia nonna. Cosa che si era già capita, per altro. Io inviterei a non disperare. Innanzitutto piove, questo è un fatto positivo, perchè da la giusta atmosfera al tutto e allontana il rischio siccità. E poi, il mondo è grande. Mi spiace contraddire Emiliano, ma i semi che cadono sotto l’albero da cui provengono non genereranno mai un altro albero. Non sono forse meglio i semi che sono portati lontano dal vento e che danno vita a nuove piante altrove? Passare la propria esistenza nei 206,63 km quadrati del comune di Verona è davvero un peccato. Nel 2007 c’è l’Europa, c’è Bruxelles, c’è Strasburgo, c’è Francoforte. Lasciamo che i Verdani difendano la “terra dei nostri nonni” da quel “branco di cornuti islamici del cazzo, con tutto il rispetto, per gli Imam”. Certo, non tutti possono permettersi di viaggiare, di trasferirsi (io per primo), ma almeno è bene sapere che 206, 63 km quadrati sono davvero pochi per una mente aperta e libera.
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p.s. AUGURI A Z3ROOO! Coraggio, rock’n roll is gonna save the world!
In the still of the night
Maggio 25, 2007 Scritto da Fab
Qua la gente va a letto con le galline…Vi è mai capitato, verso l’una di notte, di guardare dalla finestra e vedere al massimo una o due luci accese su decine di case? Ecco, è su questo fronte che si apre la mia dicotomia interna fra rigore nordico e culto della notte assai latino. Ho ragione o no? Vero che ho ragione? Ma che cazzo sto dicendo, e voi che state pure ad ascoltarmi. Vado a bermi una…Forst, porca miseria. Birre decenti dove siete quando mi serviteeee???
I hear the wolf howl, honey
Sniffing around your door
In the still of the night
I feel my heart beating heavy
Telling me I gotta have more
In the shadow of night
I see the full moon rise
Telling me whats in store,
My heart start aching
My body start a shaking
And I cant take no more, no, no
Now I just wanna get close to you
An taste your love so sweet
And I just wanna make love to you
Feel your body heat…
In the still of the night…
In the still of the night…
Over here baby…
In the heat of the day
I hang my head down low
And hide my face from the sun
Through the light of the day
Until the evening time
Im waiting for the night to come
In the still of the night,
In the cool moonlight,
I feel heart is aching
In the still of the night…
Tell me here baby
In the still of the night…
(Whitesnake- In the still of the night) clicca sulla foto per sentire la canzone
La mia necessità
Maggio 24, 2007 Scritto da Fab
Ci voleva l’ascolto di You don’t fool me dei Queen per farmi scrivere un nuovo post, del tutto improvvisato tra l’altro. La tarda serata porta consiglio. E’ stata una giornata veronese. Questo è un elemento importante per distinguere le giornate che altrimenti tenderebbero ad essere tutte uguali…nelle giornate padovane tendo a non pensare a nulla, ci sono i compagni di corso, le solite tipe da guardare, la mensa, il baretto di via Cesarotti, ecc ecc. Quando arrivo a casa sono stremato fisicamente, ma la sensazione principale è di tranquillità, quasi evasione.
Oggi non è stato così. E’ la mattinata in cui ci si sveglia con la Luc che ti chiama, e si decide di andare a fare un giro per vedere un pò di cellulari a Leso e alle Corti Venete. E’ la giornata in cui faccio un mezzo sfriso sulla macchina. E’ la giornata in cui pranzo con mia sorella e una sua amica le quali, vedendomi fare esercizi sulla chitarra, mi chiedono prima di suonare un pò di pezzi rock famosi e infine la canzone del sole
E’ il pomeriggio in cui studio abbastanza, è il pomeriggio in cui, poco prima di uscire per andare alla guitarlesson, accendo la tv e vedo mrP2 in piazza Dante, praticamente attaccato alla mia scuola di chitarra . E’ in quel momento che si capiscono perfettamente i sentimenti del tizio che gli ha tirato un treppiede in faccia qualche anno fa. Poi c’è la sera in cui si vede di nuovo lo spot di Fabio Testi in tv, e ora si siede davanti al computer con addosso solo i pantaloncini corti e sudando l’anima. But I like it.
Ecco, nelle giornate a Verona si fanno mille cose ma la sensazione è sempre quella di non aver fatto niente e di essersi allontanati dalle cose utili. A Verona ho sempre più dubbi!
Io invece dovrei studiare, studiare alla morte e finalmente saper fare tutti quei collegamenti che mi servono per poter argomentare su tutto senza bisogno di tirare treppiedi addosso a nessuno. Perchè voi non ci crederete, ma nonostante io per quanto riguarda il mio futuro sia un disilluso, credo terribilmente nell’utilità assoluta, esistenziale di quanto sto studiando.
Caldon
Maggio 23, 2007 Scritto da Fab
Non so come sia la situazione a Verona (in cui sto solo di notte), ma qui nella capitale morale del Veneto c’è un’afa mortale. Ieri la scelta di un look abbastanza figo, con jeans e maglietta, ha avuto ripercussioni terribili sul mio fisico e sulla mia lucidità mentale, dato che in aula Cesarotti c’erano circa 35°. Credevo di morire. Oggi sono tornato al grezzo pantalone al ginocchio e devo dire che le cose vanno un pò meglio (poi ora scrivo dalla tradizionale Sala Acquario che è climatizzata).
La mia attuale sensazione di frescuria mi permette dunque di esporre con più fedeltà la mia idea di estate e di caldo, che so essere estrema e lontana dalla sensibilità dei più.
Allora, Fabio dice:
Laddove la temperatura e la ventilazione non permetterebbe di circolare senza vestiti (diciamo in costume da bagno), non c’è estate. Estate è sinonimo di acqua, estate è sinonimo di caldo estremo. Un’altra esplicazione: laddove il clima non permetta di ricevere un gavettone che inzuppi tutti i vostri vestiti senza il rischio di prendersi un terribile raffreddore, non c’è estate.
Ancora, laddove il clima costringa a portarsi dietro un golfino leggero per uscire la sera, là non c’è estate.
Estate è sinonimo di afa per me. E’ vero, quando bisogna studiare il caldo è terribile, io sono il primo ad essere quasi schiattato ieri, nel martedì di fuoco che ha colpito Padova. Ma se estate è disimpegno, quel disimpegno deve avvenire nel caldo più rigido e meno soggetto a pericolosi colpi di freddo. Ricordo con favore la “terribile” estate del 2003, quando tutta Europa pareva soffocata in una cappa d’afa pesantissima. Certo, la siccità non mi piace e dei frequenti acquazzoni sono auspicabili, anzi, li adoro. Ma è una questione di temperatura, non di asciutto/bagnato, secondo i principi da me esposti poco sopra. L’agosto dell’anno scorso, con le sue serate freddine, ha rappresentato per me un mezzo incubo, in Arena non sapevo mai come vestirmi, più volte ho dovuto lavorare con una felpa allacciata in vita perchè alle nove di sera si era già sotto i venti gradi. Quindi non sempre il fresco facilita il lavoro, anzi, per me è il contrario. Dunque, mi auguro che venga un’estate caldissima che mi permetta di scoprire quel rapporto speciale con l’acqua, piovana, di piscina o di gavettone che sia, che in un’estate nordica non è possibile.
P.S. ai “caldofobi” tipo z3ro, phlo o jack: non abbiate paura del caldo che tanto ndemo in piscina!



