Medioevali fesserie
Aprile 18, 2007 Scritto da Fab

A volte a preparare un esame c’è davvero di che divertirsi. Se poi una parte del vostro programma riguarda un giurista agostiniano amico del cattivissimo Bonifacio VIII, allora il divertimento è assicurato. Egidio Romano, il temibile ierocratico! Costui voleva giustificare la supremazia della Chiesa, indicandola come unica fonte legittima di potere e proprietà terrena. Nella sua opera “De ecclesiastica Potestate”, risalente alla fine del XIII secolo, il Diligente Leccapiedi adduce quattro seducenti argomentazioni a tal fine.
La prima: tutti sono tenuti a pagare le decime, e dato che vi è tenuto anche il potere terreno, il potere terreno è sottoposto a quello spirituale. Una schizofrenica tautologia!
Secondo argomento: dato che è la Chiesa a nominare il sovrano, il sovrano dovrà riconoscere la dignità sacerdotale come superiore. E se al sovrano interessasse l’atto in sè? Non importa!
Terzo argomento: il sacerdozio è cronologicamente anteriore rispetto al potere terreno (che poi…va beh). Qui l’Egidio Bigotto si da una martellata sui coglioni da solo, dato che la riflessione essenziale del suo pensiero filosofico è l’evoluzione del mondo dall’imperfetto al perfetto, dalla pars al totum. Come può una cosa che è venuta prima essere migliore?
Quarto argomento: dato che la gerarchia è data dalla maggiore vicinanza/distanza da Dio, allora la Chiesa è più importante. Questa è probabilmente l’argomentazione più valida, anche se poggia su una serie di premesse che non è possibile demolire negli angusti spazi di un blog…
Ma non è finita qui, c’è una mgea sorpresa finale per lo studente assonnato cui toccano queste letture! Il fedelissimo sostenitore della Chiesa finisce per fondare le basi del pensiero di Lutero!!! Ereesiaaa! Egidio sostiene infatti che la Grazia è l’unico fondamento del potere legittimo, dunque il peccato (che è la perdita della Grazia), delegittima il potere stesso. Dunque non solo il peccato delegittima l’autorità, ma si potrebbe concludere che sia compito dei fedeli controllare il Potere, e rimuoverlo nel caso perda la Grazia. Chissà se Bonifacio VIII aveva letto attentamente questi passaggi, ahi ahi.

