Get Happy in Saint Happy
Marzo 2, 2007 Scritto da Fab

“Next to every city, there’s a little town..life is not much fremzy, the fun is always found”
Era il 1996 quando i Senno di Poi celebravano San Bonifacio (deeng…din dong…San Bonifacio..prossima fermata..San Bonifacio. Si comunica che il treno viaggia con…6 minuti di ritardo. Ci scusiamo per il disagio) con queste parole. Sono parole universali, che parlano all’esperienza personale di ognuno. E vicino a me c’è un borgo che risponde a queste caratteristiche incantevoli: è San Felice, Saint Happy in cimbro. Basta superare le estreme propaggini di Borgo Ciodo, percorrere 400 metri lungo via Belvedere ed ecco che San Felice accoglie il viaggiatore con la sua carica di emozioni. Un grosso cartello recita “San Felice, a place in Heaven. Abitanti: 450 128 75 24.. sempre in aumento!”. Il paese è composto da tante piccole casette, per lo più costruite in carta paraffinata e sassi del Progno, ammucchiate come tanti pidocchi intorno ad un capello lungo l’unica strada che casualmente attraversa il borgo (probabilmente solo a causa di un singhiozzo di un qualche topografo poco diligente). Incontriamo Giulia T., abitante del villaggio (ma, confessa, preferisce essere chiamata col suo nome cimbro, Jlilkak Tombarun), che ci dice, in cambio di un pò di uva passa (molto gradita dagli autoctoni del paese): “San Felice non mi piace molto in quanto lo trovo socialmente desolato,tuttavia il paesaggio è gradevole e penso sia un posto molto adatto ai bambini e agli anziani”. Salutiamo l’autoctona, dandole bonariamente l’uva passa promessa e una caramella gommosa e ce ne andiamo a spron battuto dal borgo. Tuttavia, nonostante la rozzezza dei costumi e la semplicità degli abitanti (cordiali, ma di vedute molto ristrette), dobbiamo ammettere che il paese presenti effettivamente una miriade di sehenswuerdigkeiten (clicca su ognuna per vederne l’immagine).
- La mitica tangenziale est, che lambisce il paese a sud.
- La pasticceria Merzari, prima casa del paese recentemente diventata tutta gialla. L’unica che ti fa i bignè senza crema e la macedonia senza frutta.
- La gelateria Lady Pink, famosa per essere il ritrovo delle cumpa del quartiere.
- Quel che resta della famosa pizzeria “La Botte”, dopo che è stata abbattuta da un razzo katiusha buttato da un guerrigliero del borgo antagonista, Novaglie.
- Altro ritrovo delle cumpe: capolinea del 33 e ChiesaParrocchiale.
- Asilo Nido Bruco Felice, nobilitato dal fatto che fu frequentato da Fab.
- Baracche di San Felice e Castello di Montorio sullo sfondo.
- Tipica architettura post cimbra della zona. Si notino le palle, vale a dire bignè induriti con la polenta vecchia prodotti apposta dalla pasticceria di cui sopra.
- Panificio del borgo: il mercoledì fa perfino le baguettes, gli altri giorni non se la sente e vende il pane della Mulino Bianco.
- A San Felice vige ancora il baratto: la merce che fa da moneta sono i cavolini di Pasqua. Se accuratamente trattati con l’aquaragia, questi assumono un diametro di circa 2 metri.



Marzo 2, 2007 alle 23:58
:love: :love: :love:
anche io ho fatto il Bruco Felice!
Marzo 3, 2007 alle 00:28
Bellissimo post(o)!
Trovo anch’io che sia un luogo piacevole.
Mi rilassa passeggiare per di lì…
Marzo 3, 2007 alle 00:34
nessuno ha detto che sia un luogo piacevole buahauahauahaua.
Marzo 3, 2007 alle 15:59
oddio san felice e la tri ori!
fabio mi fa spaccare
BRUCO FELICE! baaaaaaaaaaaaaaaa
Marzo 4, 2007 alle 10:00
sbrotfl.. oddio muoio dal ridere! :rotfl:
sei un genio!