La schiavitù nascosta
Ottobre 9, 2006 Scritto da Fab
Mi scuserete se continuo nel filone intrapreso col post di ieri, ma sono particolarmente ispirato.
Si parla di eutanasia, che come saprete è una pratica che permette ai malati senza speranza di scegliere se soffrire oppure se morire subito. Mi vengono da fare delle considerazioni: ogni paziente, quando è sotto cura, deve dare il consenso ad ogni terapia. Perchè nel caso dei malati terminali questo non è possibile? Nessun medico, nemmeno il peggior medico della peggiore clinica privata, potrebbe affermare che l’accanimento terapeutico sia una difesa della vita. Perchè dunque non permettere al malato di scegliere?
La risposta è semplice e come sempre dobbiamo ringraziare illuminati intellettuali come Marcello Pera che ce la spiegano. Perchè la vita è un dono di Dio e non si può fare relativismo sulla vita, che ha un valore inviolabile anche per chi non crede.
Qualsiasi giurista vi dirà che questa risposta, cioè che la vita appartiene a Dio, non può e non troverà mai nessuna forza di legge, tantomeno una presunta legge naturale. Questo principio può ovviamente governare le scelte del credente, ma non può assumere valore universale. E poi, a quale Dio dovrebbe appartenere la vita? Certe confessioni cristiane ammettono l’eutanasia, e l’ammettono anche loro in nome di Dio. Chi ha ragione dunque? Il guaio è che a parlare in nome di Dio sono sempre e sempre saranno uomini, con idee di fatto diverse fra di loro, anche se il Dio in teoria è uno solo. E’ ridicola la presunzione che la “verità di fede” assuma un valore universale, come il buon Ratzinger sta cercando di farci credere, proprio perchè non esiste un’unica verità di fede, perchè si tratta solo di interpretazioni di un testo sacro scritto 2000 anni fa.
Dunque, se a parlare in nome di Dio è un altro uomo, da un punto di vista tecnico la mia vita non appartiene a Dio, ma a quest’altro uomo. Oppure appartiene a me. Perchè se appartenesse ad un altro uomo, sarebbe un caso di schiavitù. Dunque si deve sempre e comunque trattare di una scelta personale, il credente da padrone della sua vita sceglie di affidarla al Dio in cui crede (o alla Chiesa, forse), il non credente ne dispone come vuole. E’ un diritto personale inviolabile e inalienabile, ed è fondamento di ogni altro diritto e senza il quale ogni altro diritto sarebbe messo in dubbio.
Sembra che io dica banalità ma purtroppo non è così. Di fatto, la libertà personale dell’individuo è violata in questo principio di base da una legislazione cattolicista che, tecnicamente parlando, rende prinicipio universale una data interpretazione di un libro scritto 2000 anni fa e che non ha nessun valore giuridico.


