Eccomi

marzo 19th, 2009

Zero voglia di aggiornare il blog…Ho giusto 2-3 cose da postare nei prossimi giorni, poi boh, valuterò il da farsi. Di certo non ho intenzione di collegare in alcun modo questo blog al mio account facebook.
Giusto per giustificare questo intervento, volevo raccomandarvi la visione di “The Wrestler” con un superbo Mickey Rourke e una storia per nulla banale accompagnata per altro da una colonna sonora fantastica di street, glam e hair metal anni ‘80. Mickey Rourke, nel film: “Guns, Crue, Leppard…grandissima la musica degli anni ‘80! Poi è arrivato quel finocchio di Cobain ed ha rovinato tutto.” Sottoscrivo al 150%. Guardatelo, perchè la musica è una cosa seria.
Tra l’altro in questi giorni ho caricato sul lettore mp3 solo rock anni ‘70 e robe anni ‘80, e ascoltare in aula studio o in tram Nobody’s Fool dei Cinderella mi fa sentire davvero parte del film. I’m not your fool, nobody’s fool, cazzo.

You may find the key, that opens up your soul

febbraio 28th, 2009

Don’t write in starlight, ’cause the words may come out real…

Tanti auguri a me, mi sono voluto regalare Dio! E Vivian Campbell!!!!

La memoria corta

febbraio 16th, 2009

“Questi operai italiani sono in un paese lontano da casa, troppo diverso dal loro. Guadagnano poco e risparmiano moltissimo. Vivono in baracche dove in una sola stanzetta dormono e si fanno da mangiare 6 persone. Quando escono per svagarsi, non possono che frequentare locali di infimo ordine. Ma perchè ignorano che la legge li protegge? I guai si possono e si devono evitare, specie in un paese straniero. Per i meno preparati è facile la tentazione di tirare fuori il coltello, per difendere il loro prestigio, come dicono. Hanno torto, più degli stessi tedeschi che li provocano.”

Documentario Rai, 1963.

Si parla di 45 anni fa. Italiani emigrati in Germania, a Norimberga in questo caso. Non solo meridionali: ci sono italiani di tutte le parti d’Italia. La convivenza con la cittadinanza tedesca è difficile. Gli italiani sono mal vestiti, vivono in baracche, girano armati con il coltello e sono spesso coinvolti in fatti di cronaca (risse, stupri, ecc). La Rai realizzò questo documentario perchè un bar tedesco aveva esposto la scritta: vietato l’ingresso agli italiani. Le autorità tedesche si affrettano a condannare l’episodio, ma gli italiani intervistati dalla Rai ammettono: è vero, molti di noi girano armati di coltello, e quando i tedeschi ci provocano, perchè siamo poveri, perchè siamo sporchi, rispondiamo, tiriamo fuori il coltello.

La cosa interessante è che questo documentario è dal punto di vista degli immigrati. Se la Romania facesse un documentario sui romeni immigrati in Italia, secondo voi sarebbe molto diverso da questo? Direi di no. Disperazione e spaesamento sono sentimenti che non hanno nazionalità.

Robe da pazzi

febbraio 15th, 2009

Messaggio in diretta del Gugo: “ma chi l’organizzava la corsa? Stanlio e Ollio?”
Memorabile l’esultanza del bravissimo vincitore ah ah ah…
Esilaranti interviste post gara (con tanto di porco..)

Ricordo

febbraio 14th, 2009

Oggi sono 5 anni che è morto Marco Pantani. Per uno strano scherzo del destino, io sono uno di quelli che ha iniziato a seguire sul serio il ciclismo proprio con la morte di Pantani. Nei giorni successivi a quel 14 febbraio 2004, televisioni e giornali mandarono in onda vittorie, imprese, fatiche del Pirata. Il Gugo, all’epoca ancora piuttosto taciturno, iniziò a parlare a valanga di tapponi alpini, salite, attacchi, ricordi. Da bambino, certo, ero tifoso di Pantani: ricordo benissimo la vittoria all’Alpe di Pampeago, Giro 1999. Ma solo pochi giorni dopo, il dramma di Madonna di Campiglio (Pantani escluso dal giro), mi fece passare la voglia. Lui era così: quando non c’era, la corsa sembrava mutilata, inutile. Non essendo appassionato di ciclismo, chiaramente i giri vinti dai vari Garzelli, Simoni, Savoldelli, mi interessavano poco. Fino a quel febbraio 2004, quando il Pirata mi ha “conquistato” con la sua drammatica morte. Il ciclismo era uno sport fantastico, avevo una voglia matta di vederlo in tv. Pochi mesi dopo, quel giovane pischello di Cerro che nel 1999 avevo visto diventare campione del mondo juniores, vince il Giro d’Italia. Ed eccomi qui, fan di Cunego e fan del ciclismo.
Ciao Marco.